[...] Un cubo di ghiaccio che si scioglie lentamente sopra un cubo d’acciaio. Segna la distanza semantica dalle due precedenti installazioni, una sorta di proscenio ambientale che (ri)apre al macromondo degli elementi naturali, alla totalità filosofica di una geometria perfetta che include il corpo e lo spirito di ogni cosa. La lenta erosione del cubo ghiacciato richiama metaforicamente il processo metabolico delle altre opere, visualizzando ciò che Manciocco elabora con coerenza teorica e concettuale. Ci ricorda la consunzione progressiva di ogni cosa, le guerre invisibili del microcosmo, il disfacimento come principio biologico per rinnovare la vita... e ci ricorda quanto l’opera sia un documento instabile ma persistente, così come il catalogo rappresenta una ponderata stabilità dentro il flusso biologico del lavoro.

Gianluca Marziani: Succede così davanti alle opere di Manciocco: ogni nuovo progetto ha un preciso carattere e si distanzia da quelli realizzati, il suo unicum progettuale non prevede cascami e contiene sempre la pienezza di una per- sonalità autoriale, un’idea di mondo e di umanità che si comprime dentro il singolo lavoro. E’ come se ogni opera diventasse l’opera omnia che tutto vede e prevede, il pezzo che raccorda passato e futuro nel lampo bianco dell’eterno presente.

 

Presenza Assenza (2014) Ghiaccio, acciaio. Dimensioni ambiente.

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